Non si può tenere nascosta la notizia più bella: bisogna dirla a tutti. Forse a volte dimentichiamo che abbiamo ricevuto il messaggio più bello che Dio ha affidato agli uomini e cioè che Lui ci ama, ci cerca, ci desidera e accompagna sempre e per sempre.
Nessun uomo o donna sulla faccia della terra può dirsi solo e abbandonato: il Signore c’è, in ogni momento, gioioso o triste e soprattutto nella prova, nel dolore e nell’ora della morte.
Gesù ha affidato questa buona notizia ai suoi amici, noi suoi discepoli, perché la portassimo in tutto il mondo: si chiama EVANGELIZZAZIONE.
Non dobbiamo convincere nessuno, né tantomeno obbligare a nulla, ma annunciare con la nostra vita, più che con le parole, che siamo amati e salvati da ogni male.
E allora chiediamoci: “È così la nostra esistenza? È colma di gioia e di speranza?”.
L’ottobre missionario appena trascorso e il Giubileo, ossia l’Anno Santo, sono un richiamo e un invito a riscoprirci “pellegrini di speranza”.
Noi cristiani non siamo né possiamo ritenerci un piccolo gruppo che vive la fede solo intimamente o che deve difenderla, perché essa è invece un dono da offrire in tutti modi, con la stessa generosità del seminatore della parabola che getta il seme dappertutto, senza la preoccupazione del risultato finale.
dMG