COME DOBBIAMO CHIAMARLO?

“Eccellenza, monsignore, reverendo, don, eminenza, santità! Ma come dobbiamo chiamare il vescovo quando lo incontreremo?”.
Qualcuno mi ha posto questa domanda, in vista della prossima Visita Pastorale. Mi sono ricordato che quando il vescovo Mario incontrò per la prima volta i giovani della Diocesi, dopo esserne stato eletto arcivescovo, chiese loro di salutarlo rivolgendogli l’espressione “Kaire”, cioè, in greco, “Rallegrati!”, la medesima parola che l’Angelo rivolge a Maria nell’annunciarle che sarebbe divenuta la madre del Salvatore: “Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te!” (Lc 1,28).
Il nostro vescovo conosce benissimo il greco antico (e non solo) e questo saluto, che ripete da anni anche nella preghiera quotidiana d’Avvento è un invito a riscoprire la gioia di essere visitati dall’Amore di Dio, dalla sua Grazia. Se diciamo a qualcuno “Rallegrati!” gli facciamo un dono, ma, allo stesso tempo, noi stessi siamo chiamati a riscoprire i motivi di questa contentezza. Credo che sia anche per questo che il nostro vescovo Mario ami farsi salutare così, dicendogli “KAIRE” (si legge come è scritto), perché ci dà la possibilità di condividere con lui la Gioia vera e profonda della presenza di Dio che ci viene incontro, che ci ama, ci accoglie, ci custodisce e ci accompagna. Possiamo rallegrarci perché il Signore è con noi ed è Lui a fare il primo passo nei confronti dell’umanità e così saremo in grado di riconoscere i motivi per essere lieti anche nella nostra vita e in quella della Chiesa di cui facciamo parte.
La Visita Pastorale è motivo per riscoprire e ravvivare la gioia d’essere stati visitati innanzitutto da Dio che vuole stare in mezzo a noi.
“Kaire …caro vescovo Mario!”.
don Matteo


