Sentirsi a casa è una delle sensazioni più belle e consolanti che una persona possa sperimentare. Non si prova solo quando si è al proprio domicilio o con i propri familiari, ma ogni volta che ci si sente bene, amati, al sicuro e proprio nel luogo in cui si sta anche per amare a propria volta.
   Credo che Gesù si sentisse proprio a casa ogni volta che era in casa di Marta, Maria e Lazzaro, a Betania. Se Cristo è vero uomo oltre che vero Dio, non può non aver sperimentato la bellezza, la preziosità e la dolcezza dell’amicizia, del sentirsi a casa, anzi nel riconoscere come casa non tanto un luogo fisico, un edificio, quanto il cuore, l’animo di chi ti custodisce, accogliendoti senza alcun pregiudizio. Sì, Gesù ha certamente vissuto l’amicizia con queste e molte altre sfumature e, nei Vangeli, il rapporto con i tre fratelli della casa di Betania ce lo dimostra.
   Noi ci siamo assunti una bella responsabilità, scegliendo di chiamarci “Casa di Betania”, perché è l’impegno e la sfida nell’imitare quell’accoglienza e quella cura che ha toccato il cuore anche del Signore stesso. Oggi siamo noi la casa dalle porte aperte, dal banchetto pronto, dai cuori pronti a mettersi in gioco e in discussione, dalla fede pronta a misurarsi sui più grandi dei temi: la vita, la morte, la fiducia, la verità, l’ascolto, il servizio, la conversione.
   Qualche giorno fa un giovane pensionato mi sollecitava a questa riflessione, raccontandomi degli inizi di Casa di Betania, di quando don Mauro lo spiegava a tutti continuamente. Ebbene, non dobbiamo proprio dimenticarlo, siamo gli amici di Gesù, Egli viene volentieri a stare con noi, lo desidera, ma quindi chiunque è benvenuto, tutti sono attesi, desiderati e accolti: bambini e adulti, giovani e anziani, sani e malati, credenti e non. Tutti si devono sapere desiderati, e accolti, curati e accompagnati, ascoltati.
   Siamo proprio così? Ci stiamo impegnando a essere così? Ci stiamo almeno provando? Quando qualcuno “bussa alla porta” del nostro Oratorio, della nostra chiesa con le sue celebrazioni, dei nostri uffici, della nostra Caritas, si scopre atteso e preferito?
   Siamo “casa accogliente”: ricordiamoci di comportarci e di scegliere e agire come tali, tra di noi e verso chi ci viene incontro, per qualsiasi motivo e non solo per come e quando noi lo riteniamo giusto e corretto.

vostro don Matteo