Qual è l’Oratorio più bello?
Quello organizzato, quello ben strutturato, quello con più iniziative e proposte?

Quale Oratorio preferisco?
Quello di quando ero bambino o adolescente, quello dove faccio l’educatore, quello frequentato ora dai miei figli?

Qual è l’Oratorio migliore?
Quello propositivo e inclusivo, ricco nella proposta di fede e di un’umanità matura e accogliente, attento alle emergenze educative, caritative e sociali? Su queste domande io rifletto così: negli ormai decenni da prete ho conosciuto e vissuto in tanti Oratori, molto differenti da più punti di vista e ho infiniti ricordi nella mia memoria, ma nel cuore, cioè là dove custodisco ciò che mi fa essere uomo, cristiano e prete, custodisco le persone che ho amato e che amo.

Qual è l’Oratorio che amo?
Ecco, forse è questa la domanda più pertinente. Quando mi chiedo chi amo non posso pensare a delle strutture o a delle proposte, ma soltanto alle persone. Io amo e porto nel cuore un’infinità di persone che nella mia storia ho incrociato, tanto che quando le incontro, anche dopo anni, è come se ci fossimo lasciati il giorno prima. Non ho altri tesori da custodire, solo persone amate, che mi hanno amato e mi amano. Tutto il resto passa e si trasforma. Perché questi pensieri? Perché insieme possiamo dedicarci, come comunità cristiana, ad amare le persone e dedicare il giusto tempo e pazienza anche per le strutture e le iniziative che però sono solo strumenti! Ho parlato di Oratorio, perché so quanto ci sta a cuore, ma credo proprio si tratti di uno stile da conservare per non vivere di ricordi nostalgici dei tempi che furono, per non fermarci a sogni impossibili, per non affannarci correndo dietro a soluzioni illusorie e limitate.
Amo l’Oratorio” vuol essere una provocazione: amo la Chiesa, amo la comunità, amo le persone? Se l’atteggiamento è questo si troverà il modo, anche oggi, di amare la gioventù, gli stranieri, gli anziani, i poveri, le famiglie, i fragili e di farlo non secondo me, ma come farebbe Gesù.

vostro don Matteo