Home Page Il "Casa di Betania" Archivio Marzo 2012 A che punto siamo? - Paolo Colpani, Omate

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Penso di avere accolto la comunità pastorale con fiducia ed impegno nella speranza che potesse essere una occasione forte per vivere una rinnovata esperienza di Chiesa.
Oggi mi sembra che essa sia ancora l’opportunità per una maggiore comunione e collaborazione tra laici e presbiteri e per un rinnovato slancio missionario verso le nostre comunità ed i nostri territori parrocchiali.
Vedo nella comunità come fondamentali due movimenti: un movimento centripeto (verso il centro) tra operatori della Pastorale per una maggiore comunione e consapevolezza; un movimento centrifugo verso le nostre parrocchie per
farsi carico delle persone che in esse vivono.
Il centro credo sia il volto del Signore da riconoscere nelle persone che vivono in parrocchia ed in città.
Quindi questi due movimenti sono solo all’apparenza divergenti.
Oggi le tre parrocchie stanno facendo qualche timido cammino ma ci sono molte incertezze.
La difficoltà a formare il Consiglio Pastorale è un segno su cui è giusto riflettere tutti: non è forse un indizio della difficoltà a lavorare insieme e ad accogliere il valore ed il contributo di tutti? Le commissioni di Pastorale, per quanto vedo, si
riuniscono sporadicamente e fanno fatica a trovare una rinnovata modalità di lavoro.
Ad Omate c’è una notevole riduzione di partecipazione per adolescenti e preadolescenti alla vita dell’Oratorio e alla Catechesi.
Mi pare che si organizzano tanti eventi e tante interessanti serate ma forse è carente l’attenzione ai cammini ordinari dove formarsi in un più ricco contesto di relazioni umane significative: viviamo in un mondo estremamente
frammentato ed individualista e questo non aiuta la crescita personale; abbiamo bisogno, come adulti, di cammini di condivisione che ci aiutino a fare quei passi importanti di conversione della nostra vita personale e famigliare.
Come genitore vorrei che le nostre tre parrocchie, ed in specie gli operatori pastorali, si ponessero il problema della formazione delle giovani generazioni con una attenzione particolare ad alcuni passaggi dove la famiglia, da sola, non riesce ad essere efficace; penso alla cura
dei preadolescenti ed adolescenti che vedo difficile nella realtà della mia parrocchia.
Bisognerebbe curare un orizzonte educativo in cui il giovane non sia visto come in una riserva indiana ma la relazione con il mondo adulto sia coltivata e cercata.
In questa riflessione vorrei essere coinvolto in prima persona come educatore dei miei figli; penso che potrebbe essere fecondo in ogni ambito della catechesi una condivisione aperta tra genitori ed educatori
in un clima in cui il genitore si senta interpellato a dare un contributo propositivo.
Infine alcuni punti da curare: la comunicazione prima di tutto.
Questa non può essere lasciata al solo CdB7 o al Casa di Betania; per essere efficace deve essere personale con una cura e una attenzione costante da parte di tutti i responsabili.
Il tempo per comunicare non è mai tempo perso.
Altro aspetto fondamentale è il tempo per la presenza: la Catechesi non può essere efficace se è ridotta solo all’ora settimanale e se non si instaura una relazione da condividere anche il sabato e la domenica
in Oratorio.

Paolo Colpani, Omate

Ultimo aggiornamento (Venerdì 02 Marzo 2012 08:55)

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