KYRIE ELEISONPER UNA EUCARISTIA VERA:
in questo mese di aprile cerchiamo di CAPIRE alcune espressioni che si usano nella celebrazione eucaristica

KYRIE ELEISON

Kyrie Eleison è l’invocazione che si ripete al momento dell’atto penitenziale e al termine della S. Messa, prima delle benedizione finale.
E’ una espressione in lingua greca che significa SIGNORE, ABBI PIETA’ (Kyrios = Signore; Eleison = abbi pietà).
E’ un grido di supplica, conciso e senza pronome personale, che nasce dalla consapevolezza della condizione di noi peccatori, perché ci venga usata misericordia.
Troviamo espressioni simili nei personaggi del Vangelo e in alcuni salmi.
La più antica testimonianza di uso liturgico cristiano risale al secolo IV, nella Chiesa di Gerusalemme, e al secolo V nella messa di rito romano, come preghiera litanica e come risposta a determinate invocazioni.
Con queste parole si invoca la misericordia di Gesù, proprio come ha fatto la donna cananea: “Pietà di me, figlio di David” (Matteo 15,22), oppure il padre dell’epilettico: “Signore, abbi pietà di mio figlio” (Matteo 17,5) e anche i due ciechi di Gerico: “Signore, abbi pietà di noi” (Mat-teo 20,30)
Il titolo di Kyrios è attribuito dai Vangeli a Gesù in quanto risorto da morte, costituito sovrano, dominatore del mondo e della storia: richiama cioè la sua condizione gloriosa e la sua realtà divina. Per gli evangelisti, come per ogni cristiano, Gesù è “il Signore”, il Kyrios, Dio nella sua potenza e uomo nella sua gloria di risorto.
L’invocazione comprende quindi un atto di fede (Signore, Kyrios) in Cristo Dio incarnato e glorificato e insieme una richiesta di misericordia (“abbi pietà”, eleison) per la nostra condizione peccatrice.
Tutta l’assemblea, con a capo il presbitero che la presiede, confessa la potenza di Cristo e la propria fragile condizione umana, sulla quale chiede che Egli si pieghi con bontà.
E’ un grido corale di fede e di supplica!


Ultimo aggiornamento (Martedì 03 Novembre 2020 22:38)