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EmarginazioneEcco un’altra parola che non vorremmo mai né pronunciare, né sentire, ma purtroppo oggi è diventata di moda ed è per questo che l’abbiamo messa sul tabellone (in Chiesa) che guida il nostro cammino di Avvento.
Emarginazione è mettere ai margini chi non sta al passo dei più veloci e dei più forti, è buttare fuori dal gioco chi non si adegua, è escludere chi non è all’altezza di ciò che deva fare, è “scartare” chi da fastidio e non rende…
E’ purtroppo una logica perversa che da sempre ha preso il cuore e la mente dei più forti.
Mi affido alle parole di Papa Francesco che nell’Esortazione Evangelii gaudium (la Gioia del Vangelo) così si esprime:
Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole.
Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita.
Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare.
Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa.
Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”. (n.53)
Di fronte a questo egli propone una Chiesa che, come una madre, ha un cuore sempre aperto La Chiesa “in uscita” è una Chiesa con le porte aperte.
Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza senso.
Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada.
A volte è come il padre del figlio prodigo, che rimane con le porte aperte perché quando ritornerà possa entrare senza difficoltà. (n.46) Ci vuole poco a capire che anche noi, come discepoli di Cristo e membri della Chiesa, non possiamo che avere a cuore ogni situazione di ema-ginazione per sopperire con l’accoglienza, il rispetto e l’amore sincero di chi sa vedere in ogni volto il volto di Cristo.

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