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AGNELLO DI DIOPER UNA EUCARISTIA VERA:
in questo mese di aprile cerchiamo di CAPIRE alcune espressioni che si usano nella celebrazione eucaristica

AGNELLO DI DIO

Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo” così dice il celebrante mostrando al popolo di Dio l’ostia consacrata e spezzata che verrà poi distribuita come comunione eucaristica.
E’ una professione di fede: tutti sono invitati a riconoscere nel segno del pane la stessa persona di Gesù, prima di partecipare alla mensa eucaristica. Confessione di fede che sarà poi ripetuta da ciascuno con l’Amen come risposta alla parola del ministro che porge la particola dicendo: “Corpo di Cristo”.
Più volte i libri del Nuovo Testamento identificano Gesù ad un agnello, ispi-randosi all’Antico Testamento:
al servo del Signore che, mite come un agnello, si lascia condurre al ma-cello – secondo il profeta Isaia (53,7) – e che con la sua sofferenza “toglie i peccati” del suo popolo (Matteo 26,63; Atti 5,9; Giovanni 1,29)
e all’agnello pasquale che – secondo Esodo 12,7 – con il suo sangue riscatta il popolo dalla morte (1 Pietro 1,19; 1 Corinzi 5,7).
L’Apocalisse riprende l’immagine e la sviluppa sottolineando l’esaltazione dell’Agnello immolato, rivestito ora di potenza e di gloria (Ap. 5,9; 19,7-8; 21,9…).
L’immagine prevalente nel testo liturgico è quella del servo del Signore che con la sua umile sottomissione a Dio, e con libera decisione va incontro alla sofferenza e alla morte, espiando, lui innocente, i peccati del mondo e quindi liberando l’uomo dal peccato e dalla morte.
L’altra immagine, quella dell’ agnello pasquale ci ricorda che Gesù è il vero agnello pasquale, che ci “risparmia” e ci purifica, con il sangue sgorgato dal-la croce, da ogni peccato.
Riconoscere e invocare Cristo “Agnello di Dio” significa rievocare il suo sacrificio, la sua donazione al Padre per la salvezza dell’umanità, proprio nel momento in cui si sta per partecipare al convito eucaristico in cui egli si dona come cibo.
Si partecipa ai frutti della sua immolazione e, in pari tempo, si partecipa alla sua morte, alla sua offerta, alla sua esistenza vissuta con amore e per amore fino alla morte sulla croce. E’ confessione di fede e invo-cazione per seguirlo nel suo passaggio pasquale.

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