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Un Profumo che Avvolge TuttoL’unguento con cui Maria di Betania ha cosparso i piedi di Gesù ha riempito tutta la casa di un intenso profumo.
Ripensando all’incontro con Papa Francesco, avvenuto al parco di Monza, mi pare quasi di sentire lo stesso profumo, tanto erano chiare e forti le sue parole ed eloquente la sua testimonianza.
Ci lasciamo interpellare dalle domande che ci ha rivolto durante l’omelia della S. Messa: “Com’è possibile vivere la gioia del Vangelo oggi all’interno delle nostre città?
E’ possibile la speranza cristiana in questa situazione, qui e ora?
Egli ci ha invitato a prendere coscienza della propria identità, e questa è una buona occasione per un vero esame di coscienza per la nostra comunità, ma anche uno sti-molo a essere testimoni gioiosi del Vangelo: Siamo un popolo che vive nella memoria. “Oggi siamo invitati a fare memoria, a guardare il nostro passato per non dimenticare da dove veniamo.
Per non dimenticarci dei nostri avi, dei nostri nonni e di tutto quello che hanno passato per giungere dove siamo oggi.
Questa terra e la sua gente hanno conosciuto il dolore delle due guerre mondiali; e talvolta hanno visto la loro meritata fama di laboriosità e civiltà inquinata da sregolate ambizioni.
La memoria ci aiuta a non rimanere prigionieri di discorsi che seminano fratture e divisioni come unico modo di risolvere i conflitti.
Evocare la memoria è il migliore antidoto a nostra disposizione di fronte alle soluzioni magiche della divisione e dell’estraniamento”.
Siamo un popolo chiamato a ospitare le differenze.
“Ci fa bene ricordare che siamo membri del Popolo di Dio! Milanesi, sì, Ambrosiani, certo, ma parte del grande Popolo di Dio.
Un popolo formato da mille volti, storie e provenienze, un popolo multiculturale e multietnico.
Questa è una delle nostre ricchezze.
E’ un popolo chiamato a ospitare le differenze, a integrarle con rispetto e creatività e a celebrare la novità che proviene dagli altri; è un popolo che non ha paura di abbracciare i confini, le frontiere; è un popolo che non ha paura di dare accoglienza a chi ne ha bisogno perché sa che lì è presente il suo Signore”.
Siamo un popolo aperto all’iniziativa di Dio “Quando crediamo che tutto dipenda esclusivamente da noi rimaniamo prigionieri delle nostre capacità, delle nostre forze, dei nostri miopi orizzonti.
Quando invece ci disponiamo a lasciarci aiutare, a lasciarci consigliare, quando ci apriamo alla grazia, sembra che l’impossibile incominci a diventare realtà.
Lo sanno bene queste terre che, nel corso della loro storia, hanno generato tanti carismi, tanti missionari, tanta ricchezza per la vita della Chiesa!
Tanti volti che, superando il pessimismo sterile e divisore, si sono aperti all’iniziativa di Dio e sono diventati segno di quanto feconda possa essere una terra che non si lascia chiudere nelle proprie idee, nei propri limiti e nelle proprie capacità e si apre agli altri”.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 10 Aprile 2017 06:27)

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